Fatti e misfatti a Monachelle

Un accanimento giustificato?

Nella giornata di giovedì un gruppo di vigili urbani di Pozzuoli si è presentato presso lo spazio del Parco dell’Ex Convitto Monachelle per sgomberare, da cose e persone, la Casetta dell’ex custode delle Monachelle.

La Casetta del custode come il Parco delle Monachelle era in stato di incuria ed abbandono da molti anni! Questi spazi sono stati recuperati e sottratti al degrado e all’abbandono da parte dei membri del Comitato Ex Convitto Monachelle. La Casetta viene, ora, usata come ricovero per gli attrezzi, sede logistica per le attività di cura da tutt* i frequentatori del sito, attraverso una gestione di autoregolamentazione di Uso Civico e collettivo.

L’uso dell’immobile e la cura degli spazi verdi da parte degli attivisti delle Monachelle gode, tutt’ora, del consenso dichiarato del “legittimo custode della proprietà del bene”, cioè il Comune di Napoli come attestato verbalmente in diverse sedi fin dal primo giorno di attività datato 25 aprile 2017. L’ultimo incontro di fine ottobre con l’Assessore al Patrimonio Alessandra Clemente confermava questa disponibilità.

Nella mattinata di giovedì gli attivisti sono accorsi in loco per difendere le attività messe in campo in questi anni per la riqualificazione del luogo, in ottemperanza al dettato dell’articolo 118 della Costituzione.

I vigili hanno posto in essere un’azione di forza procedendo alla rimozione del lucchetto e alla chiusura dello spazio della casetta del Custode. Nel corso di quest’operazione hanno trascinato di peso un attivista del Comitato Monachelle, incuranti finanche della gamba claudicante, solo perché questi in modalità di resistenza passiva, cioè seduto a terra, sosteneva di aver diritto a leggere un ordine del legittimo proprietario che intimasse la liberazione dell’immobile. Per questa richiesta di informazioni lo hanno forzatamente portato al Comando dove è stato denunciato alla magistratura e poi rilasciato.

Istituzioni arroganti e ipocrite

Ancora una volta un gesto di arroganza, prepotenza e sordità istituzionale.

Possibile che nel dramma sociale e sanitario che stiamo tutti vivendo con questa Pandemia, le Monachelle sono, per l’attuale amministrazione di Pozzuoli, una priorità per la Sicurezza Pubblica ?

Quali sono le motivazioni di tanto accanimento da parte del Comune di Pozzuoli, del suo Sindaco e dei suoi emissari (i vigili urbani)?

A cosa mira la recinzione e la chiusura dell’intero sito e l’interdizione dell’area verde (fortemente necessaria per poter respirare un poco di questi tempi)? Che finalità ha la chiusura di uno spazio vitale dove in questi ultimi 4 anni si è realizzata una delle esperienze sociali e culturali di cittadinanza attiva più interessanti che il territorio di Pozzuoli abbia mai visto nella sua storia civica? Quali sono i motivi per cui un Sindaco, una Amministrazione (questa volta quella di Napoli) paladina dei Beni Comuni, che innumerevoli volte si è espressa (in maniera documentata) a favore dell’esperienza delle Monachelle, Bene Comune emergente a uso civico e collettivo, ora, invece, faccia orecchie da mercante; neghi o addirittura finga (in modo disonorevole e ipocrita) una certa attenzione a preservare e valorizzare il presidio civico di cura e manutenzione di un patrimonio di cui avrebbe dovuto occuparsene in prima persona (pena anche il danno erariale) con una valorizzazione sociale costituzionalmente orientata?

I motivi sono noti. Sono sempre gli stessi. Il Profitto prima delle Persone. Il Profitto, la Speculazione, La Privatizzazione prima del Bene Comune e dell’Interesse pubblico.

Questi signori si giustificano con le esigenze di sicurezza parlando di legalità. Spesso non sanno nemmeno di cosa stanno parlando. Non sanno niente dell’art. 118, dell’art. 42, comma 2 della Costituzione (o almeno non gliene importa niente). Non sanno nemmeno niente di alcune sentenze della Consulta che difendono quello che rimane della Costituzione materiale, e di alcune norme e leggi che vanno nella direzione dei nuovi istituti di Democrazia Partecipata. Saranno certamente ricordati come meritano. La Speculazione ed i tanti tentativi in atto hanno Nomi e Cognomi correlati a progetti ben definiti. Lo spazio fisico delle Monachelle serve agli interessi privati, è funzionale al business e alla predazione del territorio. La Comunità delle Monachelle con la presa in carico di Cura e Manutenzione dei luoghi e delle persone che ha realizzato e rappresentato in questi anni, è di troppo. È un intralcio. Va cancellata. Ma non avranno vita facile, non molleremo.

Cosa c’è sotto?

A febbraio di quest’anno, prima che scoppiasse la Pandemia abbiamo denunciato quali erano gli interessi in gioco. Vedi l’articolo:

Le Mani sulla Città. Quali le opere pubbliche necessarie e quale Trasparenza? A cura del Comitato del Forum Salviamo il Paesaggio Pozzuoli. (Aderisce al Comitato Monachelle)

Innanzitutto il quadro di riferimento. E le tempistiche… Stiamo parlando di opere cosiddette “strategiche” che rientrano tra quelle di completamento del “Piano Intermodale dell’Area Flegrea”, funzionali ad affrontare l’emergenza “Bradisismo” tipica del territorio in questione, definito con la legge finanziaria 887 del 1984 che ne affidò l’attuazione al Presidente della Regione Campania, nelle vesti di Commissario Straordinario. Quindi opere che sarebbero dovute essere realizzate già 35 anni fa.

Opere che, in linea teorica, sono utili alla città mirando a realizzare il decongestionamento del centro storico e dell’attuale area portuale con l’apertura del Tunnel di collegamento Tangenziale-Porto, la realizzazione di un Terminal di Interscambio a monte, successivamente lo spostamento più a ovest della nuova darsena portuale per l’attracco dei traghetti diretti alle isole. Oltre ad altre due vie di fuga (a doppia carreggiata e rotonde) per ampliare e allargare i flussi di mobilità in caso di emergenza.

Di contorno aree verdi, aree attrezzate, parcheggi, piste ciclabili, infrastrutture e centro operativo per la protezione civile, insomma a complemento delle esigenze di mobilità facilitata e di sicurezza anche la funzione sociale dei servizi al territorio e alla comunità.

Tutto bello se non fosse che stiamo parlando di un mare di cemento in un contesto già densamente urbanizzato e saturo, di una forte impermeabilizzazione del suolo, di scarsa partecipazione della comunità locale e degli stessi rappresentanti istituzionali nella consultazione della documentazione tecnica e, dulcis in fundo, del conflitto di interessi che vede alcuni consiglieri di maggioranza e società proprietarie delle aree interessate dagli espropri necessari alle opere.

Certamente dubbia e spropositata nella misura e vastità l’utilità di queste opere per la collettività. Stiamo parlando di 270 milioni complessivi di euro affidati dal commissariato di governo alla Copin 2 della famiglia Cosenza (grazie ai fondi della legge 887/84 nell’ambito del Piano intermodale dell’Area Flegrea) per interventi che, tra annessi e connessi, servono a collegare lo svincolo della Tangenziale a un’area privata di proprietà della stessa famiglia di imprenditori che esegue le opere. Senza contare gli ulteriori 180 Milioni per l’intervento di riqualificazione dell’area ex SOFER finalizzato alla realizzazione di un Centro Polifunzionale per il turismo, il commercio e il tempo libero e di un Polo attrezzato per lo sviluppo delle arti e delle professioni a carico della Società WATERFRONT FLEGREO S.p.A. (sempre famiglia Cosenza).

L’accordo recente chiama in causa anche la Prysmian S.p.A. per un Polo tecnologico della Ricerca e dell’Innovazione. Un cronoprogramma molto rapido, che non richiede consultazione pubblica e dà per scontata (ma scontata non è) l’attivazione e la realizzazione del piano operativo di bonifica.

Insomma, fermo restando l’utilità pubblica, le questioni di sicurezza e quelle relative al decongestionamento delle aree del centro storico, dovrebbero perlomeno essere rese esplicite e chiare, nonché confrontabili con altre ipotesi meno invasive, gli impatti in termini di cementificazioni (metri cubi di cemento che impattano sul paesaggio e metri quadri di suolo che vengono sottratti alle funzioni ecosistemiche del territorio già pesantemente urbanizzato) ed eventualmente ridimensionate le opere con un proporzionamento più adeguato con quelle legate alle funzioni sociali (spazi pubblici) e ambientali (parchi e verde attrezzato).

Se a queste opere aggiungiamo l’avvio di una richiesta di lavoro di manutenzione straordinaria con relativo adeguamento sismico sullo storico e importante complesso turistico balneare elioterapico dell’ex lido Raja, poi Lido Augusto, uno dei tanti casi in Italia di costruzione privata su demanio marittimo pubblico senza rispetto non solo dei vincoli paesaggistici ma anche dei limiti inviolabili costituzionalmente dei 5 mt di arenile, vediamo che sembra più un piano da “Mani sulla Città” di lauriana memoria. O, quanto meno, un intreccio di interessi tra privato e pubblico piuttosto dubbio. Condizione fisica che ne dovrebbe presumere la revisione e la riprogettazione rispettosa dei vincoli naturali o almeno l’arretramento se non la restituzione a bene pubblico.

In mancanza di questo confronto, comparazione e dei leciti dubbi sui conflitti di interesse sarebbe saggia una moratoria…


Come avete visto abbiamo fatto anche NOMI E COGNOMI. Cosa chiediamo? Subito un confronto pubblico tra il Comitato e i Sindaci di Pozzuoli e di Napoli! Questi Signori abbiano il coraggio di metterci la faccia invece di mandare i loro sottoposti a fare il lavoro sporco!

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