Democrazia rappresentativa e votazioni “drogate”

Lettera aperta alla città di Pozzuoli

Paolo Ismeno, assessore al bilancio al comune di Pozzuoli, in un consiglio comunale del 2017, citando Salvemini, disse:

La democrazia non si fa all’atto del voto, perché il voto è drogato da tanti elementi. La democrazia si svolge nel momento in cui una amministrazione gestisce e in maniera trasparente rende edotto il pubblico di ciò che sta facendo. È lì che il pubblico esercita la sua democrazia nel valutare in maniera autonoma ciò che una pubblica amministrazione e uno stato fa.

Paolo Ismeno

Il contenuto della citazione sottolinea alcuni dei processi e anche di aspetti degenerativi della democrazia rappresentativa, dando preferenza, nella competizione elettorale, agli immancabili demagoghi. Figliolia sindaco, è al terzo mandato con un voto probabilmente “drogato” dal 74% circa di preferenze; ma pur sempre un sindaco sicuramente molto distante dal rispetto di principi e prassi democratica. Nel suo sproloquio delirante e approssimativo, nell’ultimo consiglio comunale, da uomo solo al comando, da padre padrone senza contraddittorio, ha schernito, con disprezzo, con arroganza, una proposta di cultura, scuola e formazione per la città.

Il suo no alla proposta della città metropolitana fa realmente l’interesse della città? Il sindaco Figliolia ha consultato la conferenza dei capigruppo del consiglio comunale? Ha consultato le associazioni del territorio o i dirigenti degli istituti scolastici? Non rischia con la sua ottusa ostilità di mantenere il sito nel degrado e nell’abbandono? Il comune di Napoli, in quanto proprietario, nel rispetto dei vincoli testamentari, ha il diritto di indirizzare la funzione sociale a cui destinarlo? Potrebbe “cederlo” ad un altro ente pubblico, la città metropolitana, per utilizzarla prevalentemente come istituto di formazione andando incontro ai bisogni del territorio di Pozzuoli cosi come ha fatto con l’Istituto Vittorio Emanuele, ora scuola elementare “ceduto” in comodato d’uso alla gestione del comune di Pozzuoli?

Perché l’Istituto Vittorio Emanuele sì e l’ex Convitto Monachelle no? Questo sindaco, dal 74% di consenso di voto “drogato”, che rispetto ha per lo statuto comunale in relazione agli istituti di partecipazione democratica, come la consulta delle associazioni o il referendum consultivo? Ad esempio in tale caso non potrebbe essere svolto proprio un referendum consultivo per verificarne la volontà popolare?

L’ipotesi proposta dal sindaco di Napoli di dare la struttura alla città metropolitana per un istituto di formazione in base ai bisogni del territorio puteolano ha una sua ragione. La città metropolitana ha proprie risorse finanziarie, provenienti dai finanziamenti dello stato, utili sia per la ristrutturazione dell’istituto scolastico sia per i costi di gestione e di manutenzione, ordinaria e straordinaria. A noi, piccola componente di quel 26% lucido ed autonomo che resta, non dispiacerebbe vedere studenti ed insegnanti dell’alberghiero collaborare con cooperative di giovani diplomati anche per la gestione di un ostello internazionale della gioventù e di alcuni servizi di co-working e di innovazione sociale ed ecologica. Mentre un altro parte di quel immobile molto grande potrebbe essere destinato ad uso civico con spazi polivalenti (biblioteca, sala conferenza, cinema, teatro, ecc.) per la comunità di Pozzuoli ed oltre.

Ma forse tutto questo non ha nulla a che fare con la democrazia e purtroppo nemmeno con l’interesse della intera comunità. Forse tutto questo accade proprio per l’assenza di democrazia. Almeno quella idea di democrazia descritta dallo scrittore Tommaso Garzoni e citato dallo storico A. Barbero, in Breve storia della democrazia, che per la prima volta usa in italiano la parola democrazia:

Quando la moltitudine, ingiustamente oppressa, tratta dall’ira e spinta da furore, delibera vendicare gli oltraggi ricevuti subito ne nasce la democrazia, cioè l’amministrazione del popolo.

Il sindaco di Pozzuoli si lamenta dei senza tetto che subito dopo lo sgombero sono tornati ad occupare l’immobile delle Monachelle. La sua idea di valorizzazione è tutta piegata alle regole e al dominio del mercato, che a volte, raramente, nel migliore dei casi, lascia briciole alla comunità e nel peggiore, macerie. Ed è indirizzata a vantaggio di pochi, soliti noti poteri forti della città. L’esatto opposto dell’interesse pubblico e del bene comune.

Getta fango sul comitato dicendo che sono responsabili di soprusi e si nascondono dietro ai senza fissa dimora. Il Comitato Monachelle è composto da decine e decine di cittadini attivi e responsabili, pronti a confrontarsi pubblicamente e civilmente sulle migliori, sulle più giuste e più sostenibili, in termini di redditività civica ed economica, destinazioni d’uso del Convitto con qualunque Sindaco democratico sia disponibile. Evidentemente lui non lo è. Persone che alla luce del sole e nel rispetto del dettato costituzionale, dell’art. 42 comma 2 sulla funzione sociale della proprietà e dell’art. 118 della Costituzione sulla sussidiarietà, hanno, nel e per l’interesse generale, in questi quattro anni, tolto dal degrado e dall’abbandono il sito delle Monachelle e chiesto con caparbia, insistenza e lucida determinazione, alle amministrazioni comunali di Napoli e Pozzuoli, di sedersi intorno ad un tavolo per discutere e decidere il destino di questo bene comune.

1 commento su “Democrazia rappresentativa e votazioni “drogate””

  1. Non c’è speranza nell’attuale dirigenza, che non si accorge di aver abbandonato un cimelio storico degli anni trenta – commutandolo in una cattedrale nel deserto, circondata dal mare..si ammoderni e si dia qualunque funzione di ripresa. in attesa dell’arrivo di componenti amministrativi disposti a riportare il bell’istituto alla visione degli anni quaranta.

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